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"Il grande dialogo del Nirvana definitivo" a cura di Eugenio Frola |
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Una religione di cui si parla molto, dagli anni '70 in continua espansione anche nel nostro Paese, è il buddhismo. Come spesso accade, però, è poco conosciuta, anche nei suoi fondamenti dittrinari più elementari.
Siddartha, il futuro Buddha, è un principe indiano, contemporaneo di altri grandi pensatori asiatici, quali Confucio e Zoroastro. Vissuto negli agi e nelle mollezze propri degli onori dovuti ad un personaggio del suo rango, al raggiungimento della maggiore età ha una crisi interiore, dovuta alla scoperta della povertà in cui versava gran parte del suo popolo. Vergognatosi dei privilegi di cui la sua casta sociale usufruiva, il giovane principe rifiuta la sua dignità regale e si ritira in un eremo, frequentando solo santoni che cercavano nel dolore e nella mortificazione della carne la via verso la purezza dell'anima.
Qui avviene il grande evento, l'illuminazione della sua vita, mirabilmente descritta nel testo di cui parliamo oggi.
Dopo anni passati a mortificarsi nella carne e nell'orgoglio, il Buddha intuisce che non è quella la via che porta alla purezza. L'uomo, in quanto tale, fa parte di quella incredibile, meravigliosa forma di divinità che è la natura. Tutto ha un senso, tutto vive; la vita è fatta anche di materia; se abbiamo un corpo, quindi, non dobbiamo mortificarlo, non essere mai schiavi delle passioni o dei vizi, ma non bisogna umiliare il proprio corpo. Nel "Grande dialogo del Nirvana definitivo", il Buddha ritiene che, anzichè umiliarsi fisicamente, bisogna contemplare la grandezza della natura, per potersi eticamente ricongiungere, panteisticamente, ad essa.
Il Buddhismo non ha avuto molta fortuna in India, patria del suo fondatore, quanto in Sri Lanka, Cina, Giappone, Indocina; negli ultimi decenni, a partire dalla Beat generation, la spiritualità buddhista è stata fortemente rivalutata, fino a diventare una delle religioni più diffuse anche in Occidente.
Chi volesse approfondire questi temi inerenti i princìpi fondamentali del Buddhismo può leggere questo testo, edito da TEA nella collana 'Religioni e miti' nel 1995, con introduzione di Mario Piantelli e curato da Eugenio Frola.
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