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Uno dei più famosi personaggi a cui Ceccano ha dato i natali,è sicuramente il Cardinale Annibaldo da Ceccano, figlio di Berardo II e Perna Stefaneschi, nipote di Annibaldo I (signore di Ceccano) ,apparteneva alla famiglia dei Conti della città . Il cardinale fu stimato teologo e insegnante alla Sorbona di Parigi,fu anche apprezzato diplomatico e gli furono affidati incarichi di grande responsabilità ,in particolare dal pontefice Giovanni XXII. Annibaldo era al tempo personaggio di rilievo in quanto fu vescovo del Tuscolo e servì tre pontefici;difese lo zio,il grande Tommaso D'Aquino nella disputa teologica sulla visione beatifica,fu protettore di Simone Martini,il quale lo raffigurò in uno dei numerosi affreschi da lui eseguiti nel palazzo dei papi di Avignone. Tra gli amici illustri del cardinale di Ceccano abbiamo l'onore di citare il grande Petrarca che ,considerandolo uno degli uomini più ricchi del tempo,gli indirizzò una delle lettere familiari che trattava della corruzione e dell'avarizia all'interno della chiesa. Ad Avignone si erge ancora il suo palazzo,la livrée Ceccano,che oggi ospita una delle più importanti biblioteche di Francia. Probabilmente Annibaldo non fu mai eletto papa perché ai suoi tempi il pontefice e la curia erano in Avignone e il collegio cardinalizio era dominato dai Francesi. Durante il Giubileo del 1350 papa ClementeVI si trovava con tutta la curia in Avignone e nominò suo rappresentante in Roma il porporato ceccanese. Annibaldo aveva ricevuto per l'occasione poteri straordinari,come il diritto di abitare nel palazzo pontificio,di usare il cerimoniale riservato al papa,di conferire cariche ,di creare cavalieri e di togliere o comminare scomuniche. In una cronaca del tempo si ha la notizia del passaggio del cardinale nella città di Modena scortato da ottocento cavalieri. Annibaldo entrò a Roma a capo di mille uomini a cavallo,quando percorreva le strade della città si faceva precedere da squilli di trombe d'argento,tuttavia non era ben visto dai romani. Infatti le cronache narrano che un giorno il Cardinale,mentre si dirigeva verso la chiesa di San Paolo per ricevere l ‘indulgenza,fu vittima di un attentato che mise in pericolo la sua vita. Alcuni tiratori di balestra si erano messi in agguato in una casupola vicino ad una piccola chiesa,delle numerose frecce scagliate contro Annibaldo solo una colpì,per fortuna,solo il suo cappello cardinalizio. Il nostro Cardinale se la cavò con un grande spavento e attribuì la causa dell'agguato alle trame segrete di Cola di Rienzo. Maledisse così il tribuno romano e condannò tutti i suoi seguaci. Quando Annibaldo decise di ridurre i giorni obbligatori di permanenza a Roma degli stranieri che volevano acquistare l'indulgenza,per ridurre l'affollamento a Roma e per sottrarre i pellegrini dalle grinfie dei mercanti che speculavano sui prezzi,i romani inveirono contro il cardinale ceccanese che lanciò l'interdetto contro la città . Allora ClementeVI lo spedì in missione a Napoli,il cardinale uscì da Roma percorrendo la via Casilina, dopo Frosinone svoltò per Ceccano dove fu ospite per alcuni giorni del fratello Tommaso che viveva nel castello in cima alla collina. Riprese il viaggio e si recò all'abbazia di Montecassino. Il 16 luglio del 1350, mentre era in viaggio verso Napoli, morì nel castello di San Giorgio a Liri; si parlò subito di avvelenamento dal momento che con lui perirono molti del suo seguito. Il suo corpo fu imbalsamato e portato a Roma dove fu sepolto in San Pietro presso la tomba dello zio Giacomo Stefaneschi.
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