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Oreste Sindici

Oreste Sindici nacque a Ceccano nel 1828 ,da una famiglia di impronta liberale e al tempo stesso conservatrice, infatti la pianta liberale veniva coltivata nello stato pontificio tra le migliori famiglie borghesi simultaneamente ai valori cattolici. Il dono più grande che Oreste Sindici ricevette dalla sua famiglia fin dalla nascita fu il coraggio morale,che unitamente all'intraprendenza e alla costanza gli permise di giungere fino a Bogotà, dove trovò la sua fortuna. E' infatti il 1864 quando il nostro ceccanese arriva in Colombia come primo tenore della compagnia lirica del Celebre baritono Egisto Petrilli. Una serie di fattori casuali determinarono l'inserimento di Oreste Sindici nelle realtà del sud-America. Il musicista ciociaro infatti grazie alla sua affascinante personalità e al suo comportamento da vero signore si vide aprire le porte delle più qualificate case patrizie. Ma furono le sue qualità artistiche che favorirono la sua ascesa mondana in Colombia. Probabilmente Sindici sarebbe ritornato in patria se non avesse incontrato,nella sua nuova terra,la donna della sua vita:Giustina Jannaut, figlia di un commerciante francese, già affermato in Colombia. La giovane sposa Sindici era un soprano di ottima scuola,ciò servì a stimolare la vita artistica della giovane coppia. La loro casa divenne un punto di riferimento per la società musicale e la vita dei coniugi Sindici una quasi ininterrotta stagione lirica, fino a quando Oreste abbandonate le scene, si dedicò alla direzione di un orchestra e alla composizione. Dopo un periodo di astensione, riprese l'insegnamento ma nel frattempo la sua produzione era diventata più copiosa. Nelle sue opere si alternavano temi liturgici a argomenti patriottici. Nel 1879 Oreste Sindici venne chiamato alla direzione dell'Accademia della musica di Bogotà, istituita lo stesso anno da Damaso Zapata. Nel 1887 la composizione dell'inno nazionale colombiano significò per il ceccanese l'apice della successo. Infatti “l'Himno†di Sindici fu accolto con grande entusiasmo dalla popolazione di Bogotà, i colombiani gli diedero atto di aver operato nell'interesse dell'Arte lirica e di aver saputo, nonostante fosse straniero, interpretare l'animo nazionale con il suo inno che divenne per acclamazione la Marcia Ufficiale della Colombia. In terra colombiana “l'Italiano che parlava in musica†rimase un esempio di grandezza, tanto che nel 1937 il Congresso di Bogotà decise di erigergli un monumento e di collocare il suo ritratto ad olio nel salone principale del conservatorio della città.




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