| "Miseria dello storicismo" di Karl Popper |
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There are no translations available. a cura del Prof. Mario Saverio Morsillo ![]() Nel suo saggio del 1957 "The povertry of historicism", Karl Raimund Popper si propone di demolire concettualmente lo storicismo, da lui inteso come presunzione di alcune teorie politico-filosofiche di poter predire le mutazioni sociali ed economiche. Qui l'autore ce l'ha soprattutto con il marxismo ed il fascismo, da lui visti come forma filosofico-politica di storicismo. Questa critica è palesemente sbagliata, almeno per quanto riguarda il marxismo. La speculazione filosofica di Marx parte dalla teoria del materialismo storico, secondo cui la storia non è nè casuale, nè dovuta a disegni provvidenziali, ma bensì ai rapporti esiostenti fra le classi sociali.Rapporti che hanno sempre e comunque un'origine economica: la classe sociale che detiene i mezzi di produzione dei beni, ha l'egemonia economica ( e di conseguenza politica, sociale, culturale, religiosa, giuridica ecc.) su tutta la società. Al variare dei rapporti economici in favore di una classe sociale, fino ad allora subalterna, vi saranno mutamenti politici e/o culturali in suo favore. Laddove non vi siano risposte adeguate agli interessi delle nuove classi sociali egemoni, queste prendono violentemente il potere; la Rivoluzione francese lo testimonia. Questo significa che per Marx la storia può essere prevista? Assolutamente no! Che lo stato di oppressione cui era sottoposta la borghesia francese nel '700 dovesse portare a dei mutamenti, certo che era ineluttabile; che ci sarebbero stati la rivoluzione, il Terrore, Barras, Napoleone, sono degli eventi occasionali, dovuti a situazioni occasionali (ottusità della nobiltà, divisione fra borghesia e quarto stato, ambizioni politico-militari di Napoleone ecc.). Parlare di storicismo, almeno per quanto riguarda Marx, è quindi sel tutto incongruente; del resto, un importante filosofo storicista italiano, Raffaello Franchini, nella sua opera del 1940 "Esperienza dello Storicismo", a pag.41 scrive: "(...) il termine Storicismo continua ad essere adoperato ampiamente e poco a proposito. La cautela usata dal croce, (...) nell'aggiungere al sostantivo l'aggettivo 'assoluto', si rivela oggi efficace (...) nella voluta genericità di certe espressioni ed aggettivazioni: ,,". Se Popper avesse letto questo passo di una delle fondamentali opere dello storicismo italiano, non sarebbe incorso nel suo palese errore. Del resto Popper, la cui grandezza e profondità in altri studi non vuole qui essere messa in discussione, ammette con candore nella prefazione all'edizione italiana della sua opera (pag.13 ed. Feltrinelli, 1975/2002) di non conoscere Croce, nè il suo apporto critico allo storicismo:"Il lettore italiano noterà subito che Croce non è nominato. La ragione è che (...) non ne so abbastanza per poterne dire qualcosa che ne valga la pena". A nostro modesto e sindacalissimo giudizio, non è corretto parlare di storicismo senza conoscere l'opera di Croce. Come non è corretto ignorare i travagli filosofici dello stesso storicista napoletano, che dopo aver fortemente sostenuto l'ineluttabilità degli avvenimenti storici, si ritrovò a combattere con le sue armi cultutali contro il fascismo, figlio sicuramente della sua epoca, e quindi storicisticamente ineluttabile.Non è infine carretto parlare di marxismo come storicismo 'tout court', quasi che Marx, anzichè tentare di preparare la classe operaia all'esplosione delle comtraddizioni del capitalismo, avesse parlato di ineluttabilità dell'avvento di una società senza classi. Invitiamo chiunque voglia leggere la "Miseria dello storicismo" di Popper, ad inviarci le sue osservazioni. |














