| Santa Maria a Fiume |
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There are no translations available. Sicuramente tra le più belle della Ciociaria, la chiesa di Santa Maria a Fiume sorge sulla riva sinistra del fiume Sacco.
Le sue origini sono molto antiche, facendone risalire la consacrazione, operata dal Vescovo Berardo di Ferentino, al 1196. Inizialmente venne fatta costruire dal cardinale Giordano a proprie spese, anche se non si può parlare di una vera e propria costruzione in quanto nel luogo della chiesa di S. Maria a Fiume esisteva già da più secoli un tempio cristiano che, da quanto attestano i documenti storici, dovette subire due incendi nel 1113 e nel 1149 che però non lo distrussero del tutto, in quanto si ha notizia della presenza di un abate anche nel 1158. Questo tempio cristiano, doveva essere stato costruito in sostituzione di quello che l’Imperatore Antonino Pio aveva eretto in onore della moglie Faustina Seniore, insieme alla scuola detta Faustiniana, nei pressi di antiche terme. Sono prova di ciò le numerose lapidi e i reperti di epoca romana rinvenuti nei pressi della chiesa di S. Maria, che testimoniano tra l’altro l’esistenza di una villa appartenuta ad Antonino prima, ad Adriano poi. Molti di questi reperti si possono oggi ammirare all’interno dei Musei Vaticani. L’interno della chiesa si presenta ampio, a tre navate, spoglio degli affreschi che l’ornavano prima della distruzione dovuta ai bombardamenti della II Guerra Mondiale, così come si presenta semplice la facciata, ornata solo di due colonne rientranti e di un archivolto ad incorniciare il portale d’ingresso, e di un rosone fiorito a doppia ghiera che lo sovrasta. I bombardamenti degli anglo americani del 26 gennaio del 1944 rasero al suolo interamente la chiesa tanto amata da tutti i cittadini devoti e proprio l’amore e la devozione che da sempre legavano i ceccanesi a questo tempio mariano hanno fatto si che, con l’interessamento del Vescovo Berardi, del prof. Giuseppe Marchetti-Longhi e dell’architetto Bonaventura Berardi, la chiesa venisse ricostruita nello stesso punto, con gli stessi materiali recuperati dalle rovine e seguendo il progetto originario, permettendo che le tradizioni, le memorie, la storia legate a questo luogo non venissero dimenticate nel tempo. Ancora oggi, pur rimpiangendo gli splendidi affreschi del XIII e XIV secolo attribuiti a Giotto e alla sua scuola che raffiguravano una Madonna delle Grazie, una Crocifissione e un S. Sebastiano, è possibile ammirare al suo interno opere di pregevole fattezza e dall’importante valore artistico e storico. Merita di essere menzionata prima tra tutte la Madonna Lignea che domina l’altare maggiore, venerata da secoli dai ceccanesi e dai devoti di tutto il Lazio. Questa statua rappresenta una Madonna a grandezza naturale seduta su un trono di legno nell’atto di sorreggere tra le braccia Gesù Bambino ed è collocata in una cornice di cedro del Libano realizzata in uno stile che richiama quello della chiesa anche se non si può accertare se questa sia contemporanea o posteriore all’edificio. La statua, fu protagonista di un evento che ha del miracoloso: dopo il terribile bombardamento del 1944 fu ritrovata illesa sotto un olmo secolare che fiancheggiava la chiesa ormai distrutta; questo segno divino diede nuovo impulso alla venerazione del luogo e sostegno ai ceccanesi nel risollevarsi dalle sofferenze della guerra. Tra le altre opere degne di essere ammirate dobbiamo ricordare il pulpito, elevato su quattro colonne e composto da un piano con due leggii circondato da altre colonne alternativamente uguali, tra le quali se ne eleva più delle altre una di forma tortile, deputata a sorreggere il cero pasquale. Alla base delle colonne troviamo due leoni nell’atto di divorare una preda; in un capitello del pulpito e nell’acquasantiera possiamo trovare gigli e rose stilizzati, motivi araldici che richiamano la nobile casata della famiglia del Patriarca di Aquileia, Gregorio de Montelongo. Una testa coronata, paragonabile a quelle delle abbazie di Casamari e Ferentino, fanno presupporre un ricordo votivo fatto da sovrani della casa Sveva, dei quali si conoscono i buoni rapporti che l legarono ai Conti, tanto che fu proprio Enrico VI a nominare Cavaliere il Conte Giovanni. Numerose iscrizioni di epoca Romana, rinvenute nel corso dei secoli, sono conservate e ammirabili all’interno dell’edificio. Per essere da secoli un punto di riferimento della fede, di tanti avvenimenti di interesse storico e sociale, il 9 giugno del 1891, la chiesa di S. Maria a Fiume è stata dichiarata, con un’apposita delibera del Ministero dell’Istruzione Pubblica, monumento di interesse nazionale. |













