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Primo Maggio 2009
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di Denise Compagnone
 
C'è chi festeggerà al mare, chi con gli amici al concertone dei sindacati in piazza San Giovanni a Roma e chi inerpicandosi su per qualche sentiero di montagna. Qualcuno invece lo passerà a casa riposandosi davvero. Sono coloro che si alzano ogni giorno alle quattro del mattino e raggiungono i distanti luoghi di lavoro dopo viaggi sfiancanti, magari a bordo di un camion, o di una carrozza di Trenitalia, per tornare infine sfiniti a sera e per poi ricominciare la mattina successiva.
Sono coloro che questa trafila l'hanno fatta per anni, per studiare, sperando che un giorno, a libri chiusi, la via fosse più semplice. E invece la ripetono senza interruzione di continuità. Tale e quale, solo che a Roma adesso non vanno a seguire una lezione, ma a sedere otto ore su una sedia con le cuffie alle orecchie e il telefono davanti a sé per 450 euro al mese. O a svolgere sì il lavoro per cui hanno studiato, ma gratis, come stage, come tirocinio, per tenere viva la speranza di un contratto.
Qualcun altro ancora questo primo maggio che verrà, vorrebbe passarlo a lavoro. Ma non può. E non solo perché il primo maggio è la festa dei lavoratori, ma perché un lavoro proprio non ce l'ha. Oppure ce l'aveva ma attualmente è in fase di stallo e non sa se lo riavrà. Sono in tanti e sono cresciuti in maniera esponenziale nel 2009 anche in Ciociaria. Sono i disoccupati, i cassaintegrati delle grandi e piccole aziende, nella sfortuna relativamente fortunati perché, seppur non adeguatamente, in parte assistiti dallo Stato.
Accanto a loro c'è il popolo degli invisibili. Di quelli che non risultano dalle stime ufficiali. Di chi un lavoro lo cerca, disperatamente, e non lo trova. Di chi vive ogni giorno con l'ansia che il contratto in prossima scadenza non gli verrà rinnovato e di chi invece quel giorno fatidico l'ha già vissuto: contratto non rinnovato, tanti saluti e chi si è visto si è visto.
Ma addirittura loro possono ritenersi ancora fortunati. Perché sempre a causa del lavoro, c'è anche chi questo primo maggio non lo vedrà. Sono le vittime dei cantieri; coloro che per una beffa del destino, hanno lasciato per sempre la vita, gli amici, le proprie famiglie, per le quali, proprio in quello stesso maledetto istante, stavano lavorando.
Sono le mille facce dell'Italia che lavora. “L'Italia che si dispera e che si innamora” aggiungerebbe De Gregori. L'Italia che mostra ancora così tante ingiustizie e contraddizioni da lasciare sul volto quotidianamente espressioni incredule e perplesse, aggiungiamo noi.
Paese immaturo, nel quale il lavoro pare tutt'altro che il principio fondante della Repubblica democratica così come previsto dall'articolo 1 della Costituzione o il diritto inalienabile di ogni cittadino così come previsto dall'articolo 4.
 
In Italia, ancora nel 2009, c'è chi per lavoro fa la fame, chi per lavoro lotta, e chi muore.
 
A tutti loro, a tutti noi. Auguri. Buon primo maggio.
(da: www.invisibili.eu)


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